Pill Time, Fotografia 36 x 48

Whitmanesque Eye di Stephen Tobin

Quando Terranova Stefano Tobin, ampiamente conosciuto come "The Wandering Photographer", ha deciso di chiamare la sua mostra personale "The Natural Instincts of Nature", è chiaro che intendeva la natura umana, così come gli elementi meno animati del paesaggio. “Ogni mia fotografia è un ricordo”, dice, ricordando come, cresciuto nel Canada rurale, suo padre, un insegnante, lo avrebbe portato nella natura selvaggia, sottolineando le meraviglie del mondo. Si sforza di fare lo stesso per gli spettatori del suo lavoro, dicendo: “Vorrei che la mia arte aiutasse le persone a imparare a fermarsi e guardarsi intorno. C'è così tanta bellezza e meraviglia che ci circonda, sia che viviamo a Sydney, New York o Timbuktu. Dobbiamo solo godercelo... Se solo le persone potessero imparare ad apprezzare la natura e il loro ruolo in essa, penso che tutti sarebbero più felici". Il punto di Tobin sull'interrelazione tra le persone e la natura è ben espresso nelle sue fotografie, che trattano l'immagine umana, come si vede nella sua foto di una fragile anziana che si rinfresca a una fontana d'acqua, così come delicati fiori gialli che crescono accanto a una roccia aspra formazione, con analoga venerazione. In effetti, il titolo della seconda immagine, "Vita persistente", potrebbe servire a descrivere entrambi. Sebbene i suoi soggetti siano quasi sempre intimi, Tobin stampa le sue foto su metallo su larga scala (spesso misurando nel punto più largo da 48 a 60 pollici) per attirare l'attenzione sui piccoli momenti e sugli elementi apparentemente minori della nostra vita. in questo modo, spera di farci fermare e notare il significato speciale degli eventi quotidiani. Confronta la sua straordinaria immagine a colori di un'aquila maestosa in volo su uno sfondo di fogliame verdeggiante con "What Happened", l'altrettanto nobile e provocatorio colpo alla testa di un senzatetto dalla barba bianca, i capelli radi arruffati in avanti sulla testa come quelli di un romano senatore. Entrambe le immagini hanno una qualità duratura che le fa apparire scolpite nella pietra. Questa sensazione eterna ha molto a che fare con la finezza tecnica di Tobin e la nitida messa a fuoco delle sue immagini (tranne quando un effetto più sfocato migliora la loro atmosfera pastorale, come in "Hidden Glen", con i suoi alberi mossi dal vento che sembrano quasi accarezzati da il pennello flessuoso di Corot) come con i soggetti particolari che catturano il suo sguardo percettivo. Sebbene si sia "dilettato nella scultura e nella pittura, Tobin dice: "Torno sempre alla fotografia..." Che la fotografia sia ovviamente la vera vocazione di Tobin è chiarito in modo splendido in "Italian Accordian", uno splendido studio sul carattere di un musicista di strada seduto su un sedile ribaltabile davanti a una recinzione in ferro battuto. Ovviamente, apprezzerebbe l'elemosina dei pedoni di passaggio. Eppure il sorriso sereno che divide il viso scosceso dell'uomo chiarisce che la sua principale soddisfazione deriva dalla pura gioia di fare musica. Stephen Tobin comprende un tale semplice piacere, che rispecchia la sua stessa gioia nel catturare immagini memorabili in movimento, farle esplodere a dimensioni maggiori della vita e conservarle su metallo affinché tutto il mondo possa assaporarle: un curioso scoiattolo che si ferma a metà -scrutarsi per ricambiare l'interesse dell'artista, guardando indietro dal ramo di un albero; un'apertura simile a un utero in una grotta nera alla freschezza rugiadosa della foresta verde all'esterno; un tunnel allagato altrettanto simbolico con un quadratino di luce che brilla all'estremità più lontana (forse racchiudendo in queste due stampe successive l'ingresso e il passaggio fuori dalla vita); e l'assoluta beatitudine di due uccellini che si bagnano in un ruscello poco profondo. Davvero un mondo di meraviglie. –– Marie R. Pagano Stephen Tobin, Galleria Agora, 530 West 25th St., 11 - 31 maggio 2013. Ricevimento: giovedì 16 maggio, dalle 18 alle 20.

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